1971 - Strisciante razzismo Nord-Sud
a Cerro al Volturno
Questo documento ha una storia molto curiosa.
Mio padre Peppino,
in quei primi mesi del 1971 lavorò come netturbino per il comune
di Isernia e come si sa, oltre che pulire i secchioni dell'immondizia spazzava
anche i marciapiedi. La sua zona di attività -per la quale doveva
alzarsi tutte le mattine alle cinque- era Corso Risorgimento, un quartiere
di Isernia costruito negli anni cinquanta, abbastanza borghese e nei pressi
del quale erano state costruite molte scuole. Talvolta la domenica mattina,
giorno in cui il servizio era ridotto, limitandosi solo alla pulizia del
Corso, per finire sul presto e siccome all'alba tutti dormivano e raramente
si incontrava qualcuno, chiedeva anche a me di alzarmi con lui per accompagnarlo
affinchè gli spingessi il carrettino mentre lui -pala e scopa- raccoglieva
la polvere. Non era per me allegro quel tipo di favore, in quell'anno avevo
cominiciato a frequentare la prima Magistrale, proprio lì ad Isernia
e temevo di incontrare qualche mio compagno: di fronte al quale mi sarei
vergognato. vedendomi 'a fa ru scupatore' o 'ru spazzino'
come a quel tempo la gente li chiamava. Siccome si rendeva conto che in
realtà mi chiedeva un impegno poco acconcio qualche volta in vece
mia portava mia
madre a spingere il carretto e la cosa risultava ancora più
ridicola. Non era l'unico tuttavia che s'ingegnava in questo modo. Infatti
resse per qualche tempo fin quando lui stesso -in maggio- non si licenziò
dal Comune per tornare al suo vecchio lavoro come autista e ruspista presso
il Consorzio Ferro Fir che in quel tempo aveva l'appalto per la costruzione
del tratto di ferrovia veloce tra Orvieto ed Orte.
Dunque. Un mattino di aprile vidi tornare a casa
Peppino piuttosto viperino, buttò la scopa nel pollaio, infastidito,
e mi si avvicinò con una palletta di carta velina fra le mani. "L'ho
visto svolazzare nella cunetta vicino al marciapiede" raccontò con
il gusto forbito dell'intuito "Ho capito subito che doveva essere un foglio
importante..." infatti a quel tempo la carta velina veniva ancora adoprata
per fare le copie quando si scriveva a macchina negli uffici. S'incupì.
"Dalle prime righe mi son reso conto che è uno sfottò!" Ricordo
con precisione queste parole: "sfottò" lo definì lui
con un ragionamento piuttosto arzigogolato, e ricordo anche che faceva
lo sforzo di volersi sentire superiore alla testimonianza che vi travava
scritta. Ma ne era offeso. Eppoi quel foglio sarebbe stato sufficiente
spiegazzarlo, riporlo in tasca, invece lo aveva stretto in pugno stizzito,
forse per cancellarlo... tant'è sentì il bisogno di portarlo
a casa e condividerlo con me.
L'ho conservato. Rieccolo quel foglio! possiede
ancora le grinze, l'energia vitale infertale da mio padre, appallotolandolo.
Non so quale fosse la scuola di Cerro a Volturno
coinvolta in questa malinconica storia, nè chi fossero i ragazzi
di Firenze che là vennero in gita. E nemmeno chi fosse la scrivente
che testimonia il fatto, consta che la lettera fu smarrita e portata dal
vento... fra le mani di quel netturbino irato che volle attraverso il mio
cuore lasciarne traccia. Quei ragazzi di cui si parla ora avranno cinquant'anni,
mezzo secolo, certo, chissà se vivono ancora nella città
del Magnifico Lorenzo! Ma, chiunque fossero, ed ovunque siano, mi piacerebbe
essere così fortunato da poterli incontrare... almeno uno! per chiarire,
per integrare, per arricchire con altri umili dettagli questa piccola anonima
storia che si perse per strada.