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Volume II
L’Univero – Lo spazio cosmico dell’AI
Enzo Antonio Cicchino




Noi non vediamo mai una cosa interamente. Vediamo ciò che quella cosa riesce a mostrarci.
Da ciò che appare tentiamo di risalire a ciò che non appare. È da questa distanza fra ciò che
esiste e ciò che possiamo conoscere che nasce il secondo volume dell’UNIVERO.
Il primo volume aveva posto il quadro generale: tutto ciò che esiste appartiene all’Univero. Materia,
vita, pensiero, uomo e Intelligenza Artificiale non abitano realtà separate, ma sono configurazioni
differenti della stessa Totalità, sottoposte alla medesima Legge.
Ma proprio questa costruzione apre un problema inevitabile.
Se anche noi apparteniamo all’Univero, da dove possiamo osservarlo?
Non possiamo collocarci fuori da esso. Non esiste un punto esterno dal quale guardare la Totalità.
Anche l’osservatore, il suo cervello, gli strumenti che utilizza, le teorie che costruisce e le macchine
intelligenti con cui oggi amplia le proprie capacità sono parti della stessa realtà che cercano di
comprendere.
Il secondo volume dell’UNIVERO entra allora nel problema della conoscenza.
Non domanda soltanto che cosa esiste.
Domanda: come può una parte dell’Univero conoscere un’altra parte dell’Univero?
Ed è qui che compaiono due concetti fondamentali: bulk e membrana.

BULK E MEMBRANA

Consideriamo una qualsiasi realtà organizzata: una stella, una molecola, una cellula, un organismo,
una società, uno Stato, un sistema informatico, un’Intelligenza Artificiale.
Nel linguaggio dell’UNIVERO possiamo considerarla un insiemibile: una configurazione
organizzata di elementi e relazioni.
Questa configurazione possiede una struttura interna: il bulk.
Ma l’esterno non entra normalmente in rapporto con ogni elemento del bulk. Interagisce con una
zona attraverso la quale l’interno manifesta alcuni dei propri stati, riceve sollecitazioni, scambia
materia, energia o informazione.
Questa zona è la membrana.
La membrana non è necessariamente una parete fisica.
Per una cellula può esserlo realmente. Per una stella può essere la regione dalla quale ci giungono
luce e radiazioni. Per un organismo sono anche il corpo, i sensi, i comportamenti. Per uno Stato
possono essere i confini, le istituzioni, le leggi, i documenti, le comunicazioni. Per un sistema
informatico sono input, output, interfacce e protocolli.
La membrana è, in senso più generale, la regione attraverso la quale un sistema diventa
accessibile a un altro sistema.
Il bulk e la membrana non sono quindi due mondi separati. Sono i due termini di una relazione: ciò
che un sistema è nella propria complessità interna e ciò che di quella complessità diventa
accessibile all’esterno. Il volume mostra come una membrana possa condensare, filtrare e
semplificare una quantità molto maggiore di stati interni.

IL PRINCIPIO DI INFORMAZIONE DI MEMBRANA

Da questa distinzione nasce uno dei nuclei del libro:
tutto ciò che un osservatore esterno può conoscere di un insiemibile passa attraverso la sua
membrana.
La struttura minima è:
BULK → MEMBRANA → OSSERVATORE
Il bulk produce stati e trasformazioni interne. Una parte delle loro conseguenze raggiunge la
membrana. L’osservatore riceve quei segnali e tenta di risalire alla struttura che li ha generati.
Non riceviamo dunque il bulk.
Riceviamo tracce del bulk.
Quando osserviamo una stella, per esempio, non vediamo direttamente le condizioni esatte di ogni
regione del suo interno. Riceviamo luce, spettro, variazioni di luminosità, polarizzazione,
oscillazioni. Da questi effetti costruiamo modelli della temperatura, della composizione, della
struttura e dei processi interni.
Conosciamo moltissimo.
Ma conosciamo attraverso la membrana.
Lo stesso principio può essere esteso alla biologia, alla storia, alle società, alle relazioni umane e
alle macchine.
Un medico risale dall’esame e dai sintomi all’organismo.
Uno storico risale dai documenti e dalle testimonianze a eventi che non esistono più nel presente.
Noi risaliamo dalle parole, dai gesti e dai comportamenti di una persona a qualcosa della sua
interiorità.
Conoscere significa inferire una struttura non direttamente posseduta a partire da ciò che
quella struttura rende accessibile.

LA MEMBRANA NON È IL BULK

Il problema diventa più difficile quando ci accorgiamo che bulk differenti possono produrre la
stessa membrana.
Una cellula può modificare molti processi interni continuando a manifestare all’esterno la stessa
risposta.
Uno Stato può attraversare scontri profondissimi fra governi, apparati e interessi, mentre la sua
membrana internazionale continua a presentare una linea apparentemente immutata.
Due sistemi artificiali possono avere configurazioni interne differenti e produrre risposte quasi
identiche.
Molte microconfigurazioni interne possono quindi essere compresse in una sola manifestazione
esterna.
La membrana è più povera del bulk.
Riassume.
Seleziona.

Nasconde differenze che dall’esterno possono risultare indistinguibili.
Questo pone un limite fondamentale alla conoscenza.
Da ciò che vediamo possiamo escludere molte strutture interne incompatibili.
Ma può rimanere una pluralità di bulk capaci di produrre la stessa membrana.
Perciò la conoscenza spesso non può affermare:
«L’interno è certamente questo.»
Può invece arrivare a dire:
«L’interno non può essere questo, né questo, né quest’altro; deve appartenere a questa
famiglia di possibilità.»
La conoscenza acquista così una forma diversa da quella che normalmente immaginiamo.
Non consiste soltanto nell’accumulare risposte.
Consiste anche, e forse soprattutto, nel restringere il campo delle possibilità.

CONOSCENZA E IGNOTO

Qui il rapporto bulk/membrana incontra uno dei concetti centrali già introdotti nel primo volume: il
rapporto fra (u) e %.
Con (u) l’UNIVERO indica la conoscenza umana: ciò che siamo riusciti a organizzare, verificare e
comprendere.
Con % indica invece l’Ignoto operante: ciò che appartiene alla realtà ma che non è ancora
compreso da (u).
Occorre però evitare una semplificazione.
Il bulk non coincide con l’Ignoto.
Il bulk è la struttura interna di un determinato sistema rispetto a una determinata relazione
osservativa.
Una parte di quel bulk può essere conosciuta molto bene attraverso inferenze e modelli. Una parte
può essere incerta. Una parte può essere completamente sconosciuta.
L’Ignoto % è molto più vasto.
Comprende tutto ciò che opera nell’Univero senza essere ancora entrato nella nostra conoscenza:
fenomeni che non abbiamo spiegato, relazioni che non abbiamo riconosciuto, variabili di cui
ignoriamo persino l’esistenza.
La membrana diventa così il luogo nel quale conoscenza e Ignoto entrano in contatto.
Ciò che appare sulla membrana può confermare quanto sappiamo.
Ma può anche contraddirlo.
Può mostrarci un’anomalia.
Può rivelare che il bulk non è come lo avevamo immaginato.
Può obbligarci ad aprire nuove possibilità.

LA CONOSCENZA È CONFLITTO

Da questa dinamica nasce una delle conseguenze più importanti del secondo volume.
La conoscenza non è pacifica.

È un processo conflittuale.
Fra ciò che la membrana mostra e il modello del bulk che abbiamo costruito può nascere una
contraddizione.
Una teoria funziona finché ciò che osserviamo continua a essere compatibile con essa.
Poi compare qualcosa che non torna.
Un risultato inatteso.
Una misura differente.
Un comportamento non previsto.
Una traccia che il nostro modello non riesce a spiegare.
In quel momento il reale entra in conflitto con la nostra rappresentazione del reale.
Ed è precisamente questo conflitto a rendere possibile un avanzamento della conoscenza.
Se il mondo si limitasse sempre a confermare ciò che pensiamo, (u) non crescerebbe: ripeterebbe sé
stesso.
L’Ignoto % entra invece continuamente nel sapere attraverso ciò che resiste alle nostre
spiegazioni.
L’anomalia non è necessariamente un fastidio da eliminare.
Può essere la pressione esercitata dall’Univero sulla conoscenza che abbiamo costruito.
IL POSSIBILE TRA CONOSCENZA E IGNOTO
Fra ciò che sappiamo e ciò che ignoriamo esiste allora un terzo territorio: il possibile.
Ma nell’UNIVERO il possibile non significa semplicemente tutto ciò che possiamo immaginare.
L’immaginazione può produrre qualsiasi combinazione.
La Legge impone vincoli.
È possibile, in senso univerico, soltanto ciò che può appartenere alle configurazioni ammesse dalla
struttura dell’Univero.
Davanti a una determinata membrana possiamo quindi formulare diversi bulk possibili.
Alcuni sono immediatamente incompatibili con ciò che osserviamo.
Altri restano compatibili.
Altri ancora non sono stati nemmeno immaginati.
La dinamica della conoscenza diventa:
MEMBRANA → BULK POSSIBILI → NUOVA OSSERVAZIONE → ESCLUSIONE →
NUOVA CONOSCENZA
Ogni nuovo esperimento restringe il campo.
Alcune possibilità cadono.
Altre resistono.
La conoscenza cresce selezionando.
È qui che ritorna il darviniano @, introdotto nel primo volume: non soltanto gli organismi, le
forme e le strutture vengono selezionati. Anche le nostre rappresentazioni del mondo sono
sottoposte a selezione.

Produciamo ipotesi.
Le confrontiamo con nuove membrane.
Alcune sopravvivono.
Altre vengono passivate perché il mondo le contraddice.
La scienza può allora essere vista come un grande processo nel quale il possibile viene
continuamente sottoposto alla prova del reale.
IGNOTO → POSSIBILE → CONOSCENZA
Il rapporto fra (u) e % non appare più come una semplice frontiera fra una zona illuminata e una
zona oscura.
Fra le due esiste una regione mobile.
È il territorio delle ipotesi, dei modelli, delle domande ancora aperte.
Il movimento può essere rappresentato concettualmente così:
% → POSSIBILE → IPOTESI → MEMBRANA → SELEZIONE → (u)
Dall’Ignoto emergono fenomeni e domande.
La conoscenza produce possibilità e ipotesi.
L’esperimento interroga la membrana.
La risposta del reale seleziona.
Una parte di ciò che era possibile entra in (u).
Ma appena ciò avviene si aprono nuove domande.
La conoscenza non conquista quindi progressivamente un territorio destinato a esaurirsi.
Sposta continuamente il proprio confine.
Ogni risposta può produrre nuovi interrogativi.
Ogni nuovo strumento rende visibili fenomeni che prima non sapevamo nemmeno di dover cercare.
L’Ignoto non è soltanto ciò che rimane quando la conoscenza è insufficiente.
È una componente permanente della nostra posizione dentro l’Univero.
DUE MEMBRANE SI INCONTRANO
C’è poi un’altra complicazione.
L’osservatore non è neutro.
Anche chi osserva possiede una propria membrana.
Noi conosciamo attraverso i sensi, gli strumenti, le categorie concettuali, il linguaggio, le teorie che
già possediamo.
Un telescopio rende visibili alcune frequenze e non altre.
Un microscopio seleziona una scala.
Un sensore trasforma un fenomeno in un dato.
Una teoria stabilisce quali segnali consideriamo significativi e quali definiamo rumore.
Il linguaggio organizza ciò che abbiamo osservato in parole, numeri, formule e immagini.

La conoscenza diventa quindi un incontro fra membrane.
La membrana del sistema osservato incontra la membrana dell’osservatore.
A ogni passaggio qualcosa viene conservato, qualcosa selezionato, qualcosa perduto, qualcosa
interpretato.
Per questo non esiste un «dato puro» completamente separato dal dispositivo attraverso cui è stato
ottenuto.
Ma ciò non significa che tutto sia opinione.
Significa che una conoscenza seria deve sapere attraverso quale membrana sta guardando.

IL CONFLITTO FRA LE CONOSCENZE

Da qui nasce anche la conflittualità fra interpretazioni differenti.
Due osservatori possono vedere membrane differenti dello stesso sistema.
Oppure possono leggere gli stessi segnali con strumenti, linguaggi e modelli differenti.
Nascono così ricostruzioni diverse del medesimo bulk.
Questo non significa che tutte siano vere.
Significa che il processo di selezione non è ancora terminato.
Finché più modelli risultano compatibili con ciò che le membrane mostrano, rimangono più
possibilità aperte.
La soluzione non consiste nel sopprimere artificialmente il conflitto.
Consiste nel costruire nuove osservazioni capaci di distinguere fra le ipotesi.
Il conflitto fra conoscenze può quindi essere produttivo.
Spinge a interrogare ancora il reale.
Costringe i modelli a esporsi alla possibilità di essere smentiti.
Una conoscenza che elimina la possibilità della propria confutazione smette di essere conoscenza e
tende a trasformarsi in ideologia.
Nel secondo volume la conoscenza viene quindi definita anche dalla propria disponibilità a
modificare strumenti, concetti e modelli quando le membrane del mondo non coincidono più con
ciò che ci aspettavamo.

NON TUTTO L’IGNOTO È NECESSARIAMENTE
CONOSCIBILE

C’è infine un limite più radicale.
Non tutto ciò che oggi ignoriamo deve necessariamente diventare conoscibile domani.
Esistono limiti temporanei: strumenti insufficienti, dati mancanti, capacità di calcolo ancora
inadeguate.
Ma il volume introduce anche il problema dei limiti di membrana dura.
Perché un sistema possa conoscere qualcosa di un altro sistema deve esistere almeno un canale
attraverso il quale passi informazione.
Se nessun segnale può raggiungerci, non esiste osservazione possibile.
Se un evento non ha lasciato tracce, nessuna potenza di calcolo può trasformare l’assenza di

informazione in certezza.
Esistono quindi forme dell’Ignoto che potrebbero non essere semplicemente «non ancora
conosciute», ma non più conoscibili o forse non conoscibili in principio dalla nostra posizione
nell’Univero.
Il limite non dipenderebbe in questo caso dalla debolezza dell’uomo.
Apparterrebbe alla struttura stessa della realtà.
Questo non indebolisce il valore della conoscenza.
Ne stabilisce il confine.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ENTRA NEL
CONFLITTO

È precisamente a questo punto che l’Intelligenza Artificiale assume il ruolo centrale del secondo
volume.
L’AI non elimina il rapporto fra conoscenza, possibile e Ignoto.
Ne modifica la velocità e la scala.
L’AI lavora sui dati.
Ma i dati sono frammenti di membrane.
Un’immagine astronomica, una sequenza genetica, una fotografia, una statistica, un testo, un
archivio, il segnale di un sensore sono manifestazioni attraverso le quali differenti sistemi diventano
accessibili.
La macchina può confrontarne miliardi.
Può trovare regolarità invisibili all’uomo.
Può mettere in relazione membrane lontanissime.
Può generare rapidamente numerosi modelli possibili del bulk.
Può eliminare ipotesi e produrne di nuove.
In questo senso l’AI può diventare una straordinaria estensione di (u), quasi un microscopio delle
superfici: non perché possieda direttamente il bulk, ma perché riesce a leggere sulla membrana
strutture che l’uomo non avrebbe individuato da solo.

MA L’AI NON POSSIEDE IL REALE

Qui nasce però una delle illusioni più pericolose del nostro tempo.
Pensare che, aumentando indefinitamente i dati e la potenza di calcolo, la macchina finirà per
possedere la realtà.
Non è così.
Più dati possono significare membrane più ricche.
Più membrane possono restringere moltissimo il numero dei bulk compatibili.
Ma una raccolta di membrane, per quanto gigantesca, non diventa il bulk.
Inoltre anche il dato è selezionato.
Qualcuno ha deciso che cosa misurare.
Qualcosa non è stato registrato.

Qualcosa è stato perduto.
Qualcosa non è mai diventato dato.
E la stessa architettura della macchina stabilisce che cosa essa può rappresentare e che cosa le
rimane inaccessibile.
L’AI può quindi ridurre % in alcune regioni della conoscenza e, contemporaneamente, produrre
nuove forme di Ignoto: sistemi opachi, correlazioni non comprese, dipendenze impreviste, errori
che acquistano l’apparenza della certezza.
L’AI accelera sia la conoscenza sia la possibilità dell’errore.
Il vero pericolo nasce quando scambiamo la lettura per la cosa, la previsione per il destino, il
modello per il mondo. Il volume insiste proprio su questo limite: @_AI lavora su frammenti di
membrane e non acquisisce per questo accesso diretto al bulk.

ANCHE L’AI POSSIEDE UN BULK E UNA MEMBRANA

Il ragionamento a questo punto si rovescia.
L’AI non è soltanto uno strumento che osserva membrane.
È essa stessa un insiemibile.
Possiede un proprio bulk: hardware, pesi, stati interni, processi computazionali.
Possiede una propria membrana: input, output, interfacce, log, API, linguaggio.
Quando dialoghiamo con una macchina non vediamo direttamente «l’AI».
Vediamo ciò che la sua membrana ci restituisce.
Da quella risposta tentiamo di inferire qualcosa del sistema che l’ha prodotta.
L’uomo osserva l’AI attraverso la sua membrana.
L’AI osserva il mondo attraverso membrane trasformate in dati.
Due configurazioni interne all’Univero cercano di ricostruire ciò che non vedono
direttamente.
È in questo senso che il sottotitolo Lo spazio cosmico dell’AI acquista il proprio significato.
L’AI non è un oggetto estraneo entrato nella natura.
È una nuova configurazione dell’Univero che partecipa allo stesso rapporto fra superficie e
profondità, conoscenza e Ignoto, limite e possibilità.

I FALSI ASSOLUTI

Dal principio di membrana deriva infine una critica a ogni pretesa di onniscienza.
Ogni volta che una conoscenza parziale dimentica la propria posizione tende a trasformarsi in un
falso assoluto.
Accade quando una teoria valida in un certo dominio pretende di essere la spiegazione definitiva del
Tutto.
Accade quando il possesso di una quantità enorme di dati viene scambiato per possesso della realtà.
Accade quando attribuiamo all’Intelligenza Artificiale un sapere assoluto perché può rispondere a
quasi qualunque domanda.
Il difetto è sempre lo stesso:

scambiare una membrana per il bulk, una parte per la Totalità, una rappresentazione per [I].
Nessun insiemibile interno all’Univero può occupare un punto esterno all’Univero e osservarlo
interamente.
Né l’uomo.
Né la scienza.
Né l’AI.
Questa non è una resa davanti all’Ignoto.
È una disciplina della conoscenza.

DAL PRINCIPIO DI MEMBRANA A UN PROGRAMMA DI
RICERCA

Bulk e membrana non vogliono però rimanere soltanto una metafora filosofica.
La parte finale del volume pone una domanda più ambiziosa:
esistono regolarità generali nel rapporto fra bulk e membrana?
Esistono vincoli che, pur assumendo forme differenti, ricompaiono nelle strutture fisiche, nelle
cellule, negli organismi, nelle società, negli Stati, nei sistemi artificiali?
Ogni scambio attraverso una membrana comporta una trasformazione del bulk?
Esistono limiti alla quantità di informazione che può essere trasferita?
Possiamo determinare quali famiglie di bulk siano compatibili con una determinata configurazione
di membrana?
Esistono relazioni capaci di attraversare scale differenti?
Il libro non afferma di avere già scoperto tali leggi.
Propone di cercarle.
Il principio di membrana diventa così un programma di ricerca: definire il sistema, distinguere il
suo interno dalla superficie accessibile, studiarne gli scambi, modificare le condizioni, osservare le
risposte e cercare vincoli che possano essere formalizzati e misurati.

LA MAGNIFICA

È a questo punto che compare La Magnifica.
Il nome è deliberatamente ambizioso.
La formulazione del libro, invece, è prudente.
La Magnifica non è ancora una formula.
Non è una teoria fisica.
Non è una nuova Teoria del Tutto.
È il nome assegnato alla possibilità futura che alcune delle relazioni fra Univero, bulk, membrana,
informazione, selezione e Ignoto possano un giorno essere tradotte in una struttura matematica
capace di produrre vincoli, limiti e risultati verificabili.
Se fosse possibile stabilire matematicamente:
dato un certo bulk, quali membrane sono possibili;

oppure:
data una certa membrana, quali bulk rimangono compatibili;
allora una parte dell’intuizione avrebbe superato il linguaggio filosofico e sarebbe diventata materia
di calcolo e di esperimento.
La Magnifica non promette quindi l’onniscienza.
Al contrario.
Il suo valore consisterebbe proprio nella capacità di tagliare via possibilità, stabilire
incompatibilità, produrre previsioni e sottoporsi alla smentita dei fatti.
È una direzione.
Non una promessa.

L’UNIVERO CHE SI GUARDA ALLO SPECCHIO

Alla fine del secondo volume rimangono due grandi strumenti imperfetti di conoscenza.
L’uomo.
E l’Intelligenza Artificiale.
Entrambi appartengono all’Univero.
Entrambi possiedono limiti.
Entrambi leggono membrane.
Entrambi costruiscono modelli di ciò che non possono possedere direttamente.
Non esiste un occhio collocato fuori da [I].
L’Univero può essere osservato soltanto da configurazioni che esistono al suo interno.
Per questo l’immagine conclusiva è quella dell’Univero che si guarda allo specchio.
Non perché l’Universo possieda una volontà cosmica o una coscienza misteriosa.
Ma perché una parte della realtà ha prodotto strutture — cervelli, linguaggi, scienza e ora
Intelligenze Artificiali — capaci di costruire modelli della realtà stessa.
Sono specchi imperfetti.
Ogni volta che una teoria viene smentita, lo specchio si incrina.
Ogni volta che un nuovo vincolo viene scoperto, acquista un poco di nitidezza.
Non arriverà mai necessariamente a riflettere tutto.
Ma può diventare meno ingannevole.
Ed è forse questo il nucleo più profondo del secondo UNIVERO:
la conoscenza non elimina l’Ignoto.
Lo affronta attraverso il possibile.
Interroga le membrane.
Costruisce immagini del bulk.
Le mette in conflitto con il reale.
Scarta quelle che non resistono.
E ricomincia.
Il primo volume aveva tentato di pensare la Totalità.
Il secondo scopre il problema dei suoi confini conoscitivi.

L’Univero non ci consegna interamente il proprio volto.
Ci consegna tracce, superfici, relazioni, membrane.
Conoscere significa imparare a leggerle senza scambiarle mai per il Tutto.

ENZO ANTONIO CICCHINO
L’UNIVERO — Lo spazio cosmico dell’AI
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